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Vantaggi fiscali della Società Benefit, agevolazioni e opportunità

Autore: 27 Novembre 2025Febbraio 13th, 2026No Comments7 minuti di lettura

Diventare società benefit è una scelta che incide sulla struttura legale, sul modo di fare impresa e sulle tasse da pagare. Dal 2016, con l’ingresso di questo modello nell’ordinamento italiano, molte imprese hanno iniziato a valutarne i vantaggi.

Alcune per migliorare l’immagine pubblica, altre per intercettare investitori orientati alla sostenibilità, altre ancora per sfruttare incentivi economici non trascurabili. Capire come funzionano queste agevolazioni fiscali è il primo passo per non lasciarsi sfuggire opportunità che, in molti casi, possono alleggerire le spese iniziali e aprire la porta a bandi dedicati.

Cosa sono le società benefit

In pratica, una società benefit resta una srl, una spa o una cooperativa come tutte le altre. La differenza è che nel suo statuto viene scritto nero su bianco che, oltre al profitto, l’azienda persegue anche uno o più obiettivi di beneficio comune:

  • riduzione dell’impatto ambientale
  • sostegno a progetti culturali
  • miglioramento del benessere dei lavoratori
  • collaborazione con il territorio.

Non si tratta di buone intenzioni da brochure, l’impegno è vincolante e verificabile.

La legge richiede che venga nominato un responsabile d’impatto, cioè la persona incaricata di monitorare i risultati di queste attività. Ogni anno l’azienda deve preparare una relazione di impatto da allegare al bilancio e pubblicare sul proprio sito, spiegando in modo chiaro cosa ha fatto e con quali risultati.

Questo obbligo di trasparenza rende il modello benefit più credibile agli occhi di consumatori, banche e investitori rispetto a chi si limita a fare marketing “green”.

Questa impostazione attrae soprattutto quelle imprese che vedono nella sostenibilità non solo un dovere etico, ma una strategia per crescere sul mercato.

Bandi pubblici, fondi europei e mercati finanziari guardano sempre di più ai criteri ESG, di conseguenza la società benefit diventa una sorta di lasciapassare che rafforza reputazione e affidabilità.

Il quadro normativo e fiscale

La Legge n. 208 del 2015 ha introdotto in Italia le società benefit, fissando i requisiti minimi, finalità di beneficio comune nello statuto, relazione annuale e responsabilità di governance. Negli anni successivi lo Stato ha deciso di sostenerne la diffusione con incentivi fiscali.

Il più noto è il credito d’imposta che copre una parte dei costi notarili, legali, consulenziali e di comunicazione sostenuti per la trasformazione o la costituzione come società benefit. Questo credito può arrivare a ridurre in modo sostanziale l’esborso iniziale, alleggerendo il passaggio al nuovo modello.

A fianco della misura nazionale, diverse Regioni hanno messo in campo bandi specifici o contributi a fondo perduto per stimolare le imprese del proprio territorio.

In certi casi si tratta di rimborsi per l’adeguamento statutario, in altri di premialità in graduatoria per chi partecipa a programmi di innovazione sostenibile. Ciò significa che la convenienza varia a seconda del luogo in cui l’azienda opera, e richiede quindi un’analisi preliminare per capire a quali strumenti si può avere accesso.

Il vantaggio fiscale non è l’unico fattore da considerare. La normativa ha imposto obblighi di trasparenza e rendicontazione che, se rispettati, diventano un punto di forza: chi presenta dati chiari sulle proprie performance ambientali e sociali è in una posizione migliore per dialogare con banche, partner commerciali e investitori.

I vantaggi fiscali delle società benefit

Il beneficio più immediato è il credito d’imposta sulle spese di costituzione e trasformazione. Molte aziende scelgono di sfruttarlo per coprire una parte consistente delle spese notarili e professionali legate al cambio di statuto.

Ma i vantaggi non finiscono qui. Partecipare a bandi pubblici o gare d’appalto come società benefit spesso consente di ottenere punteggi premiali, perché questo status risponde ai criteri di responsabilità sociale e ambientale oggi richiesti da molti enti pubblici e privati.

In più, il mercato finanziario guarda con maggiore interesse alle società benefit. Alcuni istituti di credito offrono linee di finanziamento agevolate alle imprese che possono dimostrare impegni e risultati ESG concreti. Questo perché una governance più attenta alla sostenibilità riduce il rischio reputazionale e rende l’azienda più stabile nel medio-lungo periodo.

Un altro aspetto interessante riguarda le agevolazioni regionali: ad esempio, in Emilia-Romagna e Veneto sono stati previsti contributi dedicati alle imprese benefit che investono in innovazione e sostenibilità.

Ogni area geografica ha regole diverse e vale la pena verificare caso per caso quali strumenti siano ancora attivi e come richiederli. Nel complesso, chi sceglie questo modello può accedere a una rete di vantaggi fiscali e finanziari che rendono la decisione più sostenibile anche dal punto di vista economico.

Opportunità strategiche oltre il fisco

Il fisco è importante, ma la leva strategica più forte sta nel posizionamento competitivo. Essere società benefit comunica al mercato una scelta chiara: si vuole creare valore economico generando allo stesso tempo un impatto positivo. Questo messaggio funziona sia verso i clienti, che tendono a preferire aziende coerenti e trasparenti, sia verso fornitori, partner industriali e investitori.

Nei bandi del PNRR e in molte gare europee, i criteri di sostenibilità hanno un peso crescente: dichiarare uno status benefit e poterlo documentare con la relazione d’impatto può fare la differenza tra vincere o perdere un contributo. Anche le banche e i fondi di investimento dedicati all’impact investing valutano meglio le imprese benefit, che dimostrano impegni concreti su ambiente, governance e responsabilità sociale.

Dal punto di vista reputazionale, infine, il marchio benefit è una garanzia aggiuntiva. Non basta più affermare di essere sostenibili: occorre dimostrarlo. Il modello benefit fornisce il quadro legale e i documenti necessari a provarlo, trasformando un valore intangibile in un vantaggio competitivo misurabile.

Come accedere alle agevolazioni e massimizzare i benefici

Chi decide di trasformarsi in società benefit deve partire da una delibera assembleare per modificare lo statuto, seguita dal deposito presso il Registro delle Imprese. È obbligatoria la nomina di un responsabile d’impatto e la redazione annuale della relazione di impatto, che va allegata al bilancio e pubblicata sul sito.

Per ottenere il credito d’imposta occorre presentare domanda tramite i portali del Ministero competente o delle Regioni, allegando le spese sostenute e rispettando i termini fissati dai bandi. Chi non compila correttamente la documentazione rischia di perdere il beneficio.

Molte aziende scelgono di affidarsi a un consulente specializzato, capace di seguire l’iter burocratico e di identificare eventuali incentivi aggiuntivi disponibili a livello locale.

Un aspetto da non sottovalutare è la trasparenza: non basta adeguare lo statuto, bisogna anche poter dimostrare l’effettivo perseguimento del beneficio comune. Una rendicontazione superficiale o incoerente con gli obiettivi dichiarati può mettere a rischio non solo i vantaggi fiscali, ma anche la credibilità dell’impresa e la fiducia dei suoi stakeholder.

La società benefit è un modello che permette alle imprese di crescere coniugando profitto, sostenibilità e reputazione. Gli incentivi fiscali sono un aiuto concreto, ma il vero punto di forza sta nel posizionamento strategico: attrarre finanziamenti, accedere a bandi più facilmente, conquistare clienti e partner sensibili alla responsabilità sociale.

Se stai pensando di adottare questa forma giuridica, valuta fin da subito come impostare il percorso, revisione dello statuto, scelta del responsabile d’impatto, rispetto dei requisiti per il credito d’imposta e pianificazione delle future relazioni di impatto. Un approccio ben organizzato consente di ottenere benefici economici e, allo stesso tempo, costruire un’identità aziendale più solida e coerente con le sfide di mercato.