Per molte piccole e medie imprese italiane l’economia circolare è stata, per anni, un’espressione suggestiva ma lontana dalla quotidianità produttiva. Un concetto associato ai grandi gruppi multinazionali, ai bilanci di sostenibilità strutturati, alle strategie globali di riduzione delle emissioni.
Eppure, osservando con attenzione, sono proprio le PMI ad avere spesso una predisposizione naturale alla circolarità: attenzione agli sprechi, riutilizzo delle risorse, flessibilità nei processi, forte legame con il territorio.
Il punto non è se l’economia circolare possa essere applicata alle PMI. Il punto è come trasformarla in metodo, misurazione e vantaggio competitivo attraverso i parametri ESG.
Economia circolare: più organizzazione che ideologia
La circular economy non è semplicemente riciclo. È un modo di progettare produzione e consumo riducendo al minimo la dispersione di valore. Significa pensare ai materiali come risorse da mantenere nel ciclo produttivo il più a lungo possibile.
In un’ottica ESG, questo approccio si inserisce direttamente nella dimensione ambientale, ma ha implicazioni anche sociali e di governance. Ridurre gli scarti significa diminuire l’impatto ambientale e sociale, ma anche migliorare l’efficienza operativa e rafforzare la reputazione aziendale.
Molte PMI italiane praticano già forme di circolarità senza definirle tali. Recupero degli sfridi, riutilizzo degli imballaggi, manutenzione dei macchinari per prolungarne la vita utile. La differenza sta nel passare dalla prassi informale alla misurazione strutturata.
Parametri ESG e misurazione della circolarità
Integrare l’economia circolare in una strategia ESG significa tradurre pratiche operative in indicatori misurabili. Senza numeri non esiste miglioramento continuo.
Tra i parametri ESG più rilevanti per valutare la circolarità troviamo:
- percentuale di materiali riciclati utilizzati
- quantità di rifiuti prodotti per unità di prodotto
- tasso di riutilizzo interno degli scarti
- durata media dei prodotti immessi sul mercato
- percentuale di fornitori che adottano criteri ambientali e sociali
Questi indicatori consentono di collegare direttamente l’economia circolare alle performance ESG complessive. Non è un esercizio teorico ma è gestione industriale.
Esempi concreti nelle PMI italiane
Per comprendere davvero il valore dell’economia circolare in una PMI, è utile osservare casi tipici che si stanno diffondendo in vari settori.
1. Settore manifatturiero metalmeccanico
Un’azienda di lavorazione metalli può recuperare e reinserire nel ciclo produttivo una quota significativa di sfridi. In molti casi, il semplice monitoraggio sistematico dei rifiuti ha permesso di ridurre del 10-15% l’acquisto di materia prima vergine.
Dal punto di vista ESG, questo significa:
- minore impatto ambientale
- riduzione dei costi
- miglioramento delle performance ambientali dichiarabili
2. Settore tessile
Alcune PMI tessili stanno sviluppando linee di prodotti realizzate con fibre riciclate o con scarti industriali recuperati. Oltre a ridurre l’impatto ambientale e sociale, questo approccio rafforza il posizionamento commerciale, soprattutto nei mercati internazionali sensibili alla sostenibilità.
Qui la circolarità diventa marketing industriale credibile, non solo storytelling.
3. Settore agroalimentare
Nel comparto agroalimentare l’economia circolare si traduce spesso in recupero degli scarti di produzione per generare energia o nuovi prodotti. Biogas, compostaggio, valorizzazione di sottoprodotti.
In questo caso la circolarità incide direttamente sui costi energetici e contribuisce agli obiettivi ESG legati alla transizione energetica.
Applicazione della circular economy nelle PMI
| Settore | Intervento circolare | Parametro ESG coinvolto | Effetto ambientale | Effetto economico |
| Metalmeccanico | Recupero sfridi | Riduzione rifiuti | Minori scarti | Riduzione costi materie prime |
| Tessile | Uso fibre riciclate | Materiali sostenibili | Minore impatto climatico | Differenziazione prodotto |
| Agroalimentare | Valorizzazione sottoprodotti | Economia circolare | Riduzione rifiuti organici | Nuove fonti di ricavo |
| Logistica | Riutilizzo imballaggi | Efficienza filiera | Meno rifiuti plastici | Risparmio sui materiali |
| Arredamento | Progettazione modulare | Durata prodotto | Allungamento ciclo vita | Fidelizzazione clienti |
La tabella mostra come la circular economy non sia un’astrazione, ma una sequenza di scelte operative.
Filiera e responsabilità estesa
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la filiera. Sempre più grandi imprese richiedono ai fornitori dati ESG, inclusi parametri legati alla circolarità.
Una PMI che integra criteri di economia circolare può presentarsi come partner affidabile, riducendo il rischio di esclusione da determinate catene di fornitura. La pressione non arriva solo dalla normativa europea, ma anche dal mercato.
Governance e organizzazione interna
Applicare l’economia circolare in modo strutturato implica una revisione della governance interna. Occorre definire responsabilità, sistemi di monitoraggio, obiettivi misurabili.
Non basta ridurre gli sprechi. Occorre sapere di averli ridotti. La differenza tra un’impresa che pratica informalmente la circolarità e una che la integra nei parametri ESG sta proprio nella formalizzazione dei dati.
Effetti reputazionali e competitivi
L’economia circolare, quando misurata e comunicata con coerenza, rafforza la reputazione aziendale. Non solo verso i consumatori finali, ma anche verso investitori e istituti di credito.
Le imprese che dimostrano riduzione dell’impatto ambientale e sociale attraverso modelli circolari sono percepite come più resilienti nel lungo periodo. La resilienza, nel linguaggio finanziario, equivale a minore rischio.
Il legame con gli obiettivi di sviluppo sostenibile
Molti interventi di economia circolare si collegano direttamente agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Produzione responsabile, consumo consapevole, lotta al cambiamento climatico.
Per una PMI, collegare la propria strategia circolare agli SDGs non è solo un esercizio formale. È un modo per collocare le proprie azioni in un contesto internazionale condiviso.
Le difficoltà reali
Naturalmente non tutto è semplice. Le PMI possono incontrare ostacoli:
- costi iniziali di investimento
- mancanza di competenze tecniche
- difficoltà di misurazione
- resistenze culturali interne
Ma la gradualità è la chiave. Non serve rivoluzionare il modello produttivo in un anno. Serve iniziare a misurare, identificare le aree di miglioramento e definire obiettivi realistici.
Una scelta di prospettiva
La circular economy non è un accessorio della strategia ESG. È uno dei suoi pilastri operativi più concreti. Per le PMI italiane, integrare parametri ESG legati alla circolarità significa trasformare buone pratiche spesso già esistenti in vantaggi competitivi misurabili.
Non è solo una risposta alla pressione normativa o alle richieste dei clienti. È un modo per migliorare l’efficienza, ridurre rischi e rafforzare la propria posizione nel lungo periodo. L’economia circolare, quando diventa metodo e non slogan, smette di essere un tema ambientale. Diventa un tema industriale.

